Scopri il nostro Protocollo di sicurezza anti-COVID19 (clicca qui)

Malattia Parodontale Cura: si possono guarire le Parodontiti?

Malattia Parodontale Cura – Si possono guarire le Parodontiti? Il protocollo di cura che adottiamo nel nostro studio dentistico di Torino differisce dai metodi tradizionali di cura della malattia parodontale che spesso ritardano solamente il disagio o stabilizzano la situazione clinica senza una reale cura. Il nostro approccio terapeutico mira invece, a curare sia gli effetti (accumuli di placca e tartaro) sia la causa (presenza di parassiti e batteri), rendendo la malattia paradontale facilmente diagnosticabile, prevenibile e curabile! In questo articolo ti spieghiamo perché ed in che modo.

Oggi, la parodontite è, il più delle volte, presentata come una patologia cronica, quindi con una prospettiva del perdurare del problema senza giungere mai ad una definitiva risoluzione. Tuttavia, la letteratura di oltre novant’anni fa evocava chiaramente l’idea di curare ed eliminare questa malattia (1,2) (Barret 1914, Kofoid 1929).  E’ difficile trovare cosa possa spiegare questa incongruità.   Se, all’inizio della propria pratica, i medici affrontano i casi di parodontite secondo i dettami terapeutici consueti, i risultati di modesta entità che si ottengono usando i metodi tradizionali costringono, spesso, i clinici a rivolgersi altrove.  Così è anche accaduto nel nostro caso negli ultimi anni.

Ispirati dai testi di Trevor Lyons [3], probabilmente uno dei primi clinici ad aver sviluppato e documentato un protocollo di trattamento relativo all’eliminazione dei parassiti, e di Mark Bonner, che da trent’anni studia e divulga questo protocollo di cura, abbiamo in questi anni appurato che è il microscopio a contrasto di fase che ci porta le prime risposte terapeutiche positive.  Ora, diremmo addirittura che questo strumento è divenuto indispensabile. Esso ci permette di visualizzare in vivo l’ecosistema orale dei pazienti e quindi di agire, prevenire o curare i pazienti parodontali in base alla flora batterica presente.  L’analisi del fondo delle tasche parodontali di un paziente malato è, ogni volta, rivelatrice. (Lyons T. 1989).

Ci sono i batteri, quelli che tutti conosciamo: cocchi, filamenti, bastoncelli …  Quindi, i globuli bianchi, responsabili dell’infiammazione, che si accompagnano, spesso, alla presenza di spirochete.  Un aumento di spirochete è un segno tangibile che l’infiammazione sta entrando in una fase attiva: aumenteranno i globuli bianchi, in particolare i Neutrofili, primi responsabili della infiammazione aspecifica che porta alla distruzione dei tessuti.  Ma la prima cosa che colpisce i nostri occhi, nelle parodontiti aggressive, sono i parassiti, enormi masse in movimento, 1000 volte più grandi dei batteri.  In un ambiente ricco di neutrofili, di batteri ipermobili e di spirochete, spesso ritroviamo i parassiti.

Esaminare il biofilm parodontale sotto la lente del microscopio biologico cambia inevitabilmente il modo in cui vediamo la parodontite.  La malattia parodontale non diventa solo più un problema cronico con una base genetica o familiare, ma piuttosto “cronico” perché, di fatto, non può essere curato definitivamente considerando una patogenesi batterica semplicistica. La parodontite diventa una malattia trascurata, così come altre malattie parassitarie lo sono state in passato.

A che punto è la terapia della malattia parodontale

La cura della malattia parodontale non è migliorata negli ultimi 20 o 30 anni.  L’incidenza della malattia rimane la stessa.  Tra i fattori di rischio, l’età è spesso menzionata come uno dei primi elementi determinanti. Ma, sfortunatamente, sull’età non possiamo farci nulla: stiamo tutti invecchiando. Se ci fermiamo su questo aspetto, è chiaro che non ci rimangono molti mezzi per combatterla. Il clinico finisce, dunque, per rassegnarsi all’ineluttabilità del ripetersi delle infiammazioni gengivali concentrando gli sforzi terapeutici unicamente sulle cause eziologiche locali affrontate con infiniti cicli di detartrasi, levigature radicolari, nei casi migliori, intervenendo chirurgicamente ma senza garanzia del non ripetersi degli eventi patologici!

Sappiamo che, in quasi tutti i casi, i malati parodontali iniziano a manifestare un complesso batterico rosso e arancione di Socransky (questo è quello che i test al DNA attestano).  Questa osservazione, tuttavia, è lungi dal fornire tutte le risposte. C’è chiaramente qualcosa “associato” ai batteri, perché da soli essi non possono causare malattie! La semplice correlazione tra batteri e malattia non è tuttora chiara.  Infatti, tutte le specie di batteri che leghiamo alla parodontite sono talvolta presenti anche in pazienti perfettamente sani!  D’altra parte, alcune tasche parodontali non contengono specie batteriche che si presume siano patogene.

Malattia Parodontale Cura: guarire partendo dalla conoscenza delle cause batteriche

Studi approfonditi e l’osservazione microscopica routinaria permettono di concludere con forza che la malattia parodontale è una malattia parassitaria sovrapposta ad una gengivite preesistente. Una sovrainfezione parassitaria conseguente ad un’alterazione della flora batterica.

La parodontite è progressiva, con progressione batterica continua, fino a circa il 10% della carica batterica patogena presente nell’unità di volume.  È in questo momento che si verifica la risposta infiammatoria.  Le spirochete e i vibrioni (complesso rosso) si moltiplicano gradualmente, il che coincide con i segni comuni di gengivite, come il sanguinamento, indotti anche dalla placca o altri elementi disturbatori (protesi incongrue, igiene insufficiente…). Successivamente, si verifica un’infiammazione aspecifica, facilmente osservabile al microscopio biologico con l’osservazione di neutrofili, macrofagi M1 o M2 o plasmacellule o monociti. Queste cellule infiammatorie costituiscono il substrato, una volta che si è contagiati, per la sopravvivenza di parassiti come l’Entamoeba Gengivalis o il Trichomonas Tenax.  Un aspetto interessante è che il volume dei parassiti nel biofilm patogeno è enorme rispetto ai batteri che spesso non formano più dell’uno o del due per cento.

Entamoeba gingivalis

Nel nostro approccio alla cura della malattia parodontale, introduciamo l’uso del microscopio biologico a contrasto di fase in tutte le consultazioni, ad ogni prima visita, sia come strumento diagnostico che come strumento di prevenzione.  Chiediamo ai pazienti di non lavarsi i denti 12 ore prima del loro appuntamento per avere un numero sufficiente di microbi da osservare.  Nella seduta, preleviamo campioni di biofilm dal solco parodontale: un campione nelle 3 tasche più profonde, usando una sonda parodontale.  Il contenuto viene depositato su un vetrino; quindi, proiettiamo il contenuto del biofilm sul grande schermo e mostriamo al paziente il contenuto delle sue tasche parodontali.

– Nella gengivite, osserviamo prima le spirochete e i vibrioni e poi i globuli bianchi: neutrofili soprattutto.  La flora è mobile, agitata, ben differente da quella di un biofilm in salute.

– Nella parodontite, in quasi tutti i casi, si osservano amebe, ognuna circondata da un grande numero di globuli bianchi.  Si tratta di Entamoeba Gingivalis, parassita noto da oltre un secolo, ma dimenticato insieme ad una perduta cultura microscopica ormai non più insegnata neanche in ambito universitario.  I test effettuati con le sonde PCR hanno dimostrato che nelle tasche parodontali si trova l’Entamoeba gingivalis, non un altro parassita.  In un recente studio su oltre 100 pazienti in 8 diversi centri clinici, l’Entamoeba gingivalis era presente in oltre l’80% dei casi di PCR e l’86% in microscopia (Bonner et al., 2014).  È chiaro che questa ameba è presente nella stragrande maggioranza dei casi di malattia parodontale.

Secondo Bonner (2014) sarebbe sicuramente l’agente che rende possibile passare dalla gengivite alla parodontite. La nostra personale esperienza attesta la sua presenza nel 95% dei casi di parodontite attiva osservati in studio.   Lo stesso fenomeno si osserva nelle perimplantiti (Bonner, 2014).

Torniamo al nostro microscopio.  La visualizzazione su grande schermo ci consente di fare una co-diagnosi con il paziente, un’opportunità per coinvolgerlo nel processo diagnostico.  Questo è probabilmente uno dei punti chiave verso la guarigione: si traduce quasi sempre in una forte gestione da parte sua della malattia che lo ha colpito.

Usare il microscopio biologico in fase di diagnosi aiuta il paziente a prendere coscienza della causa del suo problema.  Ovviamente, si deve usare molta psicologia con un paziente malato che vede per la prima volta il suo biofilm sullo schermo collegato al microscopio.

Di sicuro, l’Entamoeba Gengivalis, con i suoi tentacoli e circondata da globuli bianchi fantasma, suscita la reazione più vivace. Spieghiamo al paziente che questo è un piccolo animale, un parassita, che cammina nel fondo delle sue gengive (10 amebe sono lunghe quasi un millimetro) e che, soprattutto, possiamo offrirgli i mezzi per sbarazzarsene.  Seguendo un apposito protocollo sarà, inoltre, facile evitare la reinfezione.  Le attuali percentuali di successo, di cura, superano il 95% (Bonner, 2013).

Per semplificare, nella progressione della malattia parodontale, ci sono, 3 stadi principali:

– Flora batterica salutare: batteri buoni che formano piccoli punti, filamenti corti (complesso verde Socransky). Certo, il microscopio non ci consente di avere tutti i nomi, dobbiamo fare una PCR, ma i segni sono chiari: nessun globulo bianco, poca mobilità, cellule epiteliali in gran numero.

– Una flora che caratterizza la gengivite: neutrofili, globuli bianchi, spirochete, alcuni vibrioni. C’è dunque un’infezione.  Occorre, in questo caso, spiegare al paziente che c’è infezione sotto la sua gengiva. Per fortuna questa è una situazione che può essere facilmente corretta: annullare il sanguinamento gengivale, rimuovere la placca, eventualmente il tartaro sovra e sottogengivale, eliminare i fattori locali e, naturalmente, verificare l’avvenuta modifica della flora batterica.

– Una flora propria della parodontite: globuli bianchi, con i loro nuclei trilobati e piccoli granuli che danno l’impressione di danzare, spirochete, vibrioni ma, soprattutto, amebe. Nel 20% dei casi, si aggiunge Trichomonas Tenax, un secondo protozoo. La malattia diventa, allora, più aggressiva.

L’ameba è presente nelle parodontiti?

Certo, senza questo parassita sono rare le parodontiti.  La progressione della malattia è quasi sempre la stessa.  La gengivite, che risulta da un traumatismo locale, dall’accumulo di placca o dalla presenza di microbi crea una ferita, una piaga, che è caratterizzata dall’accumulo di cellule infiammatorie. In queste condizioni, il paziente diventa maggiormente esposto ai parassiti che si trovano nell’acqua, nelle altre persone infettate da parassiti, nei nostri animali da compagnia. Le sorgenti di infezione sono molteplici.

La gengivite è una porta di entrata per i parassiti.  Veniamo colonizzati da amebe che si nutrono dei nostri globuli bianchi e dei nostri globuli rossi (fagocitosi), abbassando le difese immunitarie. E’ impossibile vedere, in questo schema, un paragone con una flora commensale. È anche impossibile convincere un paziente a tenere questi parassiti nelle gengive anche solo dopo averli osservati.

Ricordiamo, infine, che Entamoeba gingivalis è vicina a molte altre amebe (Bonner et al., 2018). Basti pensare ai parassiti intestinali responsabili alla dissenteria amebica: malattia intestinale, ascesso epatico, ecc.

1. Barrett, M. (1914). The protozoa of the mouth in relation to pyorrhea alveolaris. Dent. Cosm. 56, 948–953.
2. Kofoid, C.A., Hinshaw, H.C., Johnstone, H.G., (1929). Animal parasites of the mouth and their relation to dental disease. Journal of then American Dental Association 1436-145.
3. Lyons T. (1989). Introduction to protozoa and fungi in periodontal infections. Trevor Lyons publications, Ontario, Canada. ISBN 0-9693950-0-0
4. Bonner, M. et al. (2013) Traitement antiparasitaire des maladies parodontales et péri-implantites : suivi multicentrique à 12 mois Actual. Odonto-Stomatol ;261:22-28 https://doi.org/10.1051/aos/2013104
5. Bonner, M. et al. (2018). Reassessing the Role of Entamoeba gingivalis in Periodontitis
Front. Cell. Infect. Microbiol., 29 October 2018 | https://doi.org/10.3389/fcimb.2018.00379
6. Bonner M, et al.(2014). Detection of the amoeba Entamoeba gingivalis in periodontal pockets. Parasite. 21:30. doi:10.1051/parasite/2014029. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4077299/
7. Keyes, P. H., and Rams, T. E. (1983). A rationale for management of periodontal diseases: rapid identification of microbial “therapeutic targets” with phase-contrast microscopy. J. Am. Dent. Assoc. 106, 803–812.

Prenota la tua prima visita senza impegno

Chiamaci per un appuntamento

ORARI: lunedì – giovedì 9:00 – 19:00; venerdì 9:00 -13:00;
sabato e domenica chiusi

Privacy(Obbligatorio)