Ablazione tartaro: perché è indispensabile per la salute orale
L’ablazione tartaro è una procedura odontoiatrica di igiene professionale che va ben oltre la semplice pulizia estetica dei denti. Rappresenta uno strumento di prevenzione attiva contro alcune delle patologie orali più diffuse, tra cui gengivite e parodontite.
La placca ed il tartaro sono infatti la causa predisponente principale della gengivite, con presenza di molteplici batteri e parassiti in profondità.
Ecco perché sottovalutare l’accumulo di tartaro è un errore clinicamente rilevante: le malattie della gengiva (gengivite, parodontite, perimplantite) coinvolgono più del 50% della popolazione adulta; se non diagnosticate in tempo e guarite opportunamente, distruggono i tessuti di sostegno (gengiva, legamento parodontale, cemento radicolare, osso alveolare), portando alla perdita dei denti o degli impianti.
Per questo è importante capire che cos’è il tartaro, come si forma, come viene rimosso e con quale frequenza è necessario intervenire.
Ablazione tartaro: cosa si rimuove e perché non basta l'igiene domiciliare
Il tartaro è il prodotto della calcificazione della placca batterica sulla superficie dei denti. Una volta mineralizzata, questa struttura non può essere rimossa con spazzolino e filo interdentale, indipendentemente dalla frequenza e dall’accuratezza dell’igiene domiciliare.
Sottoporsi con regolarità a sedute di igiene professionale è l’unico modo per rimuoverlo efficacemente.
La detartrasi consente infatti di eliminare gli accumuli di placca e tartaro dal contorno sopragengivale e sottogengivale. A seconda dell’entità dei depositi, può essere eseguita meccanicamente o con ablatori a ultrasuoni, che vibrano a una frequenza tale da frantumare il tartaro e gli aggregati batterici in modo rapido ed efficace.
Ablazione tartaro: ogni quanto eseguirla?
La frequenza delle sedute di ablazione tartaro dipende dal profilo clinico di ciascun paziente. In linea generale, al termine di un ciclo di cure il professionista indicherà un richiamo ogni sei o otto mesi, tenendo conto delle condizioni della bocca e delle abitudini del paziente, come il fumo.
L’igiene professionale periodica, integrata a una corretta igiene domiciliare, è il mezzo più efficace per mantenere la salute orale nel tempo e preservare l’efficienza dei lavori protesici già eseguiti.
Ablazione tartaro: è dolorosa?
No. L’ablatore a ultrasuoni non incide i tessuti: produce vibrazioni e un getto d’acqua che agiscono sul tartaro senza traumatizzare le strutture circostanti. Nei pazienti con denti sensibili la sensazione è al massimo un lieve fastidio temporaneo, che cessa al termine della seduta.
Ablazione tartaro: quando si rende necessaria la levigatura radicolare
Quando l’igiene viene trascurata a lungo, il tartaro tende a calcificarsi al di sotto del margine gengivale, formando tasche gengivali che compromettono l’integrità dell’osso di supporto.
In questi casi la sola ablazione tartaro non è sufficiente: si ricorre alla levigatura radicolare, una procedura che con strumenti manuali dedicati consente la rimozione del tartaro sottogengivale e favorisce la riadesione del tessuto parodontale alle radici.
Quando le tasche sono interessate da infezione batterica, può essere indicato anche il trattamento con laser a diodi, che consente la disinfezione senza ricorrere all’incisione chirurgica. La valutazione spetta al parodontologo sulla base del quadro diagnostico.
Ablazione tartaro: un percorso di Salute pensato per te
Da DC Clinic, centro specializzato in parodontologia a Torino, la procedura di ablazione tartaro è inserita in un protocollo diagnostico completo.
Prima di procedere con la seduta di detartrasi vera e propria, eseguiamo una serie di esami utili a valutare correttamente la salute delle gengive e a escludere la presenza di germi aggressivi: un’analisi microbiologica della placca presente nelle tasche parodontali con riconoscimento dei batteri al microscopio a contrasto di fase, una panoramica dentaria (OPT) per valutare lo stato dell’osso di supporto e un sondaggio parodontale per mappare la profondità delle tasche e la perdita di attacco.
Solo dopo aver ottenuto una diagnosi certa si procede per stabilire un piano di trattamento appropriato, con l’obiettivo di trattare sia la causa dell’infezione batterica sia le sue conseguenze cliniche, prevenendo la reinfezione nel tempo.
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